Stamattina ho consegnato la mia tesi di laurea al mio relatore. Sono consapevole dell’impegno che ci ho messo per scriverla, ma purtroppo mi accorgo sempre più dell’esistenza di un’amara verità, sintetizzata sapientemente in un post sul blog di personalità confusa. Ve lo riporto.

COME SI FA UNA TESI DI LAUREA [save as tesi.doc?]

  1. E’ estremamente probabile che nessuno, a parte te, leggerà mai la tua tesi per intero. E’ triste ma è così. Nei capitoli centrali potresti scriverci l’elenco telefonico, la lista della spesa o la gerusalemme liberata, nessuno se ne accorgerà. Gli archivi elettronici delle università sono pieni zeppi di tesi di laurea mai lette da occhio umano che non fosse quello del povero compilatore.
  2. Durante la stesura della tesi sarai preoccupato di scrivere bene, di riportare le fonti correttamente. Ci passerai mesi e mesi. La stamperai cento volte e ogni volta scoprirai un errore e quindi la vorrai stampare di nuovo. Ti studierai anche il manualetto su “come scrivere la tesi di laurea perfetta”, ce ne è uno anche di Umberto Eco. La tesi esiste anche per arricchire i produttori di cartucce a inchiostro e lo stesso Umberto Eco.
  3. Oltre alla tesi, dovrai stilare la bibliografia. Anche questa non verrà mai controllata da nessuno. Prova pure a inventarti titoli, fonti, anni di pubblicazione. Cita autori inventati, editori tedeschi, traduzioni dal tale giornale americano, norvegese o slovacco: nessuno si prenderà la briga di andare a controllare. Mai. A questo punto, conviene sbizzarrirsi.
  4. Nel tuo percorso verso la discussione della tesi di laurea sarai accompagnato da un professore, il c.d. Relatore. Il suo mestiere è proprio quello di aiutarti, assisterti e consigliarti. Un alleato. E’ pagato per questo – peraltro con le tue tasse, cioè con i tuoi soldi. Peccato che egli sia una creatura infida e malvagia: non gliene importa una ceppa della tua tesi. Ne leggerà tre righe su 350 pagine, distratto, magari di sera, in bagno. Segnerà a pennarello un paio di correzioni solo per dimostrati che ha letto, ma questo non lo ammetterà mai. Quando lo incontrerai nel suo ufficio, nell’orario di ricevimento cui lui sarà arrivato in ritardo e tu puntualissimo, egli fingerà interesse per l’argomento. In realtà ti considera uno scocciatore e non vede l’ora che tu esca e lo lasci in pace.
  5. Al momento di stampare le copie forse vorrai scegliere i colori della copertina. Chissà, preso di manie autocelebrative la vorrai in pelle o in cuoio, anche se costa un po’ di più. Soldi buttati nel cesso, amore mio. Scegli la più economica, quella di cartone.
  6. Farai stampare parecchie copie della tua tesi: tre o quattro per te, una per la nonna, una per la zia che ci tiene, una per il relatore stesso… Naturalmente, dopo la discussione, nessuno di queste copie verrà mai aperta da essere umano. Dopo alcuni mesi, il relatore userà la sua copia per accendere il camino della casa in montagna.
  7. Il giorno della discussione della tesi, sarai molto preoccupato. Una volta entrato nell’aula col tuo vestitino elegante e tanta emozione, ti daranno pure un microfono e tu vorrai solo che tutto finisca il più presto possibile. Ebbene: non temere. Anche il collegio giudicante ha lo stesso tuo pensiero. Anche loro vorrebbero andarsene a casa.
  8. Subito dopo, andrai a bere lo spumante e festeggiare con amici e parenti nel bar vicino all’università, che di solito si chiama “Bar Ateneo” o appunto, “Bar Università”. Champagne per tutti, urlerà euforico il nonno: il cameriere si strofina le mani. I bar vicino all’università sono i maggiori beneficiari dell’esistenza dell’istituto della tesi di laurea. Insieme alle copisterie.
    E allo studente, forse.