La selezione delle news tra giornalismo, algoritmi ed echo chamber

Oggi entriamo in contatto con le notizie in tantissimi modi: le sentiamo al telegiornale, le leggiamo sui quotidiani, le cerchiamo su Google, le intercettiamo sui social, le consultiamo sul nostro feed reader o sulle app. Ma come vengono selezionate le news? Chi è che stabilisce quali sono le notizie più rilevanti? Perché si genera il cosiddetto effetto echo chamber? Cerchiamo di capire cos’è cambiato nel processo di selezione delle notizie, dalla produzione alla fruizione.

Scelte editoriali

Fino a qualche anno fa, le redazioni delle testate giornalistiche, oltre a produrre le notizie, selezionavano quelle da pubblicare, stabilendo anche un ordine di pubblicazione. I quotidiani e i tg, ad esempio, ancora oggi seguono un ordinamento predefinito, basato sull’importanza della notizia o sull’enfasi che si intende dare ad essa; infatti, propongono le notizie più interessanti in apertura, destinando le altre alla parte finale del giornale o del telegiornale.

Nel giornalismo per così dire “tradizionale” vengono quindi operate delle scelte editoriali, che variano in base alla vicinanza di una testata a una data visione politica o ideologica, al target di riferimento, al contesto, ecc.

Quando è l’algoritmo a selezionare le notizie

Quando leggiamo le notizie online può succedere che questo modello venga replicato, per esempio nel caso dei siti di informazione mainstream, ma accade anche spesso, leggendo le notizie al di fuori da questi contesti, che la funzione di selezione delle news venga demandata sostanzialmente agli algoritmi. Questi, infatti, scelgono automaticamente le notizie da far vedere o meno agli utenti, in base a diversi criteri, tra cui la vicinanza geografica (desumibile dalla posizione GPS rilevata dal device utilizzato), il grado di interazioni che una notizia ha ricevuto (numero di condivisioni, commenti, like, link che rimandano ad essa), il grado di autorevolezza di chi la propone o la condivide, le preferenze degli utenti, solo per citarne alcuni. Un esempio è l’algoritmo usato dai social media come Facebook e Twitter, ma anche le ricerche che facciamo su Google.

Meglio o peggio?

Queste modalità di selezione dell’informazione presentano vantaggi e criticità. Se nel primo caso il lettore rimette un mandato al giornalista che opera delle scelte al suo posto, nel secondo caso la selezione viene dettata sostanzialmente da un codice, con il rischio di andare incontro ad una polarizzazione di temi, argomenti e punti di vista. Gli algoritmi, infatti, operando in maniera automatica, tendono a proporre notizie e contenuti in linea con il pensiero, le preferenze e le convinzioni del lettore. Come spiega Walter Quattrociocchi:

«Le informazioni [online] non sono processate in quanto vere, ma in quanto conformi ad una personale visione del mondo, a narrazioni. L’enorme vastità di fonti, versioni e contenuti su internet massimizza questo processo. Gli utenti su Facebook tendono a formare gruppi attorno a narrative condivise e insieme la fanno evolvere aggiungendo altri tasselli al puzzle».

Il rischio echo chamber

Il rischio è, quindi, il generarsi del cosiddetto effetto echo chamber (o stanze degli specchi), cioè quell’effetto che si crea quando vengono amplificate e rafforzate determinate informazioni ripetute all’interno di un sistema, come se ci si trovasse, appunto, in una camera chiusa dove riecheggia una stessa voce. Il tutto a discapito della pluralità dell’informazione, nonostante, paradossalmente, la moltiplicazione dei canali informativi.

By |2018-09-21T19:37:06+00:0018 gennaio 2018|Categories: Giornalismo|Tags: |0 Commenti

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Sono un giornalista ed esperto di comunicazione. Lavoro come addetto stampa nella Pubblica Amministrazione. Se vuoi restare aggiornato sulle novità del blog, puoi seguire la mia pagina Facebook!

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