venerdì 15 Ottobre 2021
Romanzi femminili

“Romanzi femminili”: ha senso chiamarli ancora così?

Qualche giorno fa sono entrato in una libreria Mondadori e ho iniziato a girare dentro al negozio. D’un tratto la mia attenzione è stata catturata dalla scritta che campeggiava sulla cima di uno scaffale: “romanzi femminili”. Mi sono chiesto: perché questi romanzi sono classificati come femminili? Quand’è che un romanzo è femminile? Magari esistono pure romanzi maschili… Ho continuato il giro ma no, nessuno scaffale con la scritta “romanzi maschili”.

Stereotipi duri a morire

Scorrendo i titoli dello scaffale, si trattava per lo più di romanzi in cui venivano affrontati temi come l’amore, i sentimenti, le passioni. E chi dice che solo le donne posso leggere questi tipi di libri? Chi decide che un romanzo sia adatto ad una ragazza anziché ad un ragazzo? E se un uomo volesse leggere un romanzo “femminile” o una donna un romanzo “maschile”? Senza contare che , secondo me, quella di classificare alcuni libri come “romanzi femminili” è una grossa limitazione anche per gli editori, che escludono a priori una fetta di mercato.

Altre catalogazioni

Oggi esiste una disciplina chiamata architettura dell’informazione che si occupa di organizzare, seguendo criteri logici e semantici, le informazioni presenti in un dato contesto. Per esempio, i vini possono essere catalogati in base alla regione di provenienza, in base al colore, in base alla gradazione alcolica, in base al prezzo e così via, sia che ci si trovi in un contesto fisico, come un negozio, ma anche virtuale, come un sito e-commerce.

Le librerie quasi sempre catalogano i propri libri in base ai generi letterari. Scegliendo la categoria “romanzi femminili”, però, la catalogazione viene fatta in base al lettore – primo errore di fondo – e questo comporta una discriminazione stereotipata – secondo errore. Per rimanere coerenti, allora, ed evitare spiacevoli situazioni, si potrebbe utilizzare una categoria – come succede all’estero – più neutra. Qualcosa del tipo: “romanzi sentimentali” o “romanzi d’amore” o “romanzi passionali”, che rimanda alla tipologia di libro e non di lettore. Che ne pensate?

Informazioni su Fabio Brocceri

Mi chiamo Fabio Brocceri e sono un giornalista, addetto stampa ed esperto in comunicazione. Ho 34 anni, vivo a Roma e lavoro come comunicatore pubblico: aiuto, cioè, le Amministrazioni a dialogare meglio con i media e con i cittadini. Svolgo anche attività di docenza e nel tempo libero bloggo su FabioBrocceri.it.

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Un commento

  1. Arcangela Di Forti

    Secondo me si dovrebbero chiamare solo “romanzi” senza specificare se sono d’amore, il lettore deciderà se siano essi di stampo sentimentale o passionale in base al racconto. Camillo Boito scrisse “Senso” che non era un romanzo sentimentale ma esclusivamente passionale come in “Madame Bovary” di Gustave Flaubert.

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