venerdì , 22 settembre 2017
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Parole in disuso nel linguaggio giornalistico

Le lingue sono costituite da un insieme di regole che ci permettono di comunicare. Nel tempo, però, queste regole cambiano, si evolvono e capita che ciò che in un dato periodo storico era percepito come lingua corrente, in un altro risulta fortemente antiquato. Le parole in disuso sono quelle che pian piano iniziano ad essere usate sempre meno fino a scomparire del tutto o quasi dal linguaggio comune. Oggi parleremo di alcune parole in disuso nell’ambito giornalistico.

Fra e tra: chi vincerà la sfida?

La preposizione fra ha iniziato il suo lento declino, a favore di tra. Secondo me la ragione principale è da ricercare in una questione di pigrizia: per pronunciare la preposizione fra, infatti, dobbiamo portare su il labbro inferiore, fino a farlo toccare con i denti incisivi superiori. La pronuncia della preposizione tra, invece, è più immediata. Visto che la differenza di significato è pressoché nulla, nel linguaggio giornalistico si sta diffondendo sempre più l’utilizzo di tra. Fra resiste ancora nei casi in cui le parole immediatamente successive contengono la sillaba tr*, per evitare cacofonia (ad esempio, “fra tre mesi”, anziché “tra tre mesi”).

Perché o poiché?

Il linguaggio giornalistico riflette molto quello parlato. Ecco perché, tra le parole in disuso, il termine poiché inizia a perdere quota a favore del più immediato perché. L’obiettivo del giornalista è infatti quello di farsi capire da quante più persone possibile e per farlo deve utilizzare un linguaggio immediato che ricalca il parlato quotidiano.

Altresí

Un altro termine che nemmeno la mitica tastiera SwiftKey riconosce è altresì, che continua invece ad essere molto utilizzato nel linguaggio burocratico. 

Codesto

C’è qualche giornalista che usa ancora codesto? Beh forse sì, ma sicuramente non avrà meno di 60 anni. Sicuramente nel linguaggio giornalistico farai fatica a ritrovare questa parola all’interno di un servizio o di un articolo.

Al bando il burocratese!

Alcune parole burocratiche sono ormai quasi completamente scomparse nel linguaggio giornalistico. È raro infatti leggere su un giornale (men che meno sentirlo in un tg) espressioni come “nelle more di”, “a decorrenza dal”, che vengono sostituire tranquillamente con “in attesa di”, “a partire dal”, e così via. Altre,  invece,  (soprattutto parole tecniche) sono entrate anche nel linguaggio comune, per cui vengono usate tranquillamente. Si tratta di espressioni come “decreto legge”, “finanziaria”, ecc.

Le altre parole

Ci sono alcune parole che nel linguaggio giornalistico pian piano hanno ceduto il passo ad altre,  per il semplice fatto che nel parlato quotidiano non venivano più usate. Astruso, ad esempio, ha ceduto il passo a difficile, panzana a bufala, nosocomio a ospedale, putacaso a casomai, e così via. Cambiamenti che, in ogni caso, testimonianza quanto la nostra lingua sia comunque viva e in continuo mutamento!

Chi è Fabio Brocceri

Ciao! Sono un Professionista della Comunicazione Digitale: Addetto stampa (nella Pubblica Amministrazione), Giornalista, Copywriter, esperto SEO, Social Media Manager, Architetto dell'Informazione e Blogger. Se vuoi, puoi seguire la pagina del blog su Facebook oppure seguirmi su Twitter!

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2 Commenti

  1. Antonino Vicario

    Che ti devo dire, Fabio? Complimenti per le tua dotta ricerca sulle parole e termini ormai in “disuso” nel linguaggio giornalistico per dare spazio a quelle di più immediata facile pronuncia. Nello sport – a me pare – nel confezionare la cronaca di parole e termini ne spuntano sempre nuovi. Ma va bene così. Quello che più conta è “trovarci il più lontano possibile dai termini stranieri. La nostra lingua è ricca di sinonimi e aggettivi, non si ha bisogno di “cercare altrove”. Non ti pare?

  2. Grazie Antonio, anche se non ho fatto una vera e propria ricerca, solo delle riflessioni in base alla mia esperienza… In effetti, di fronte a parole che cadono in disuso, ne nascono anche di nuove (come non ricordare “petaloso”, oppure termini come “taggare”, “morbidoso”, ecc.). Purtroppo in Italia, anche a causa dei giornalisti, vengono importate parole straniere che si possono dire tranquillamente in italiano: diciamo workshop anziché seminario, meeting invece di riunione, benchmarking al posto di confronto, e così via.

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