MoVimento 5 stelle, come ti risemantizzo la politica

Una volta pensando ai partiti ci venivano in mente le grandi ideologie del novecento, le grandi battaglie di civiltà, le  personalità che hanno contribuito a costruire l’Italia. Oggi, invece, questo termine è associato spesso a concetti come corruzione, casta e privilegi. Il termine partito, nel corso del tempo e alla luce dei recenti scandali, ha assunto una valenza tendenzialmente negativa. Non si può quindi sperare di ottenere consenso riproponendo un brand che ormai viene connotato  negativamente: occorre risemantizzare il concetto di politica (svecchiare la politica, come direbbe qualcuno).

È in questa logica che, a mio avviso, bisogna guardare al MoVimento 5 stelle. La connotazione negativa della politica diventa qualcosa da cui prendere le distanze, rimarcando la differenza tra un “noi” e un “loro”. Pensiamo per esempio al naming MoVimento Cinque Stelle: già la scelta del nome segna una rottura con il partitismo tradizionale, rimarcata anche nel non-statuto della “non-associazione” M5S, dove viene precisato esplicitamente che “il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro”.
Ovviamente è solo un’operazione di maquillage, essendo il M5S un partito vero e proprio (ha un leader carismatico, si candida alle elezioni politiche per governare, ha un proprio programma, un simbolo, delle liste, occupa luoghi e istituzioni propri del governo politico, ecc.).

Il movimento assume, quindi, una connotazione positiva, in quanto formazione sociale che si prefigge il raggiungimento di obiettivi chiari, prestabiliti e non negoziabili, cosa che la politica tradizionale non è stata in grado di fare, anzi, ha riproposto, anche visivamente, vecchi sistemi e vecchie “facce”: che lo accettiamo o no, il partito di plastica (come venne definito Forza Italia nel 1994) ha prevalso sul partito tradizionale organizzato.
La smarcatura dalle altre forze politiche viene ancora di più accentuata attraverso la costruzione di un antagonista (il “sistema”, la “casta”, il “potere”, “Equitalia”, e così via). Umberto Eco (2011) parla, ad esempio, di costruzione del nemico, ovvero di come esso sia importante per stabilire una identità (nazione, patria, gruppo politico, e così via). Scrive Eco:

Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro (pag. 10).

In che modo si costruisce il nemico? Gridandolo, esorcizzandolo, non omologandosi ai modi di far politica di oggi: niente talk show, niente interviste, anzi, si accusano i giornali e il sistema-media di non dare spazio al movimento (a proposito, ma non era stato Grillo a vietare i suoi di andare in tv?). D’altronde negli ultimi anni eravamo già abituati a nemici come la “sinistra”, i “comunisti” e la “magistratura”. Non stupiamoci allora se, sebbene il centro-sinistra proponga carta bianca, il M5S rifiuti qualsiasi “inciucio” (nonostante questo consentirebbe di realizzare gli obiettivi presenti nel loro stesso programma).
L’effetto comunicativo è la creazione di una comunità (un po’ quello che si sperava di fare con le cosiddette liste civiche) e quindi fare presa sul grande pubblico che finalmente ha un sogno in cui credere.

By |2013-03-06T20:43:47+00:006 marzo 2013|Categories: Comunicazione Politica|Tags: |0 Commenti

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