Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare della regola delle 5 W. Fin da piccoli, infatti, a scuola ci hanno insegnato che per scrivere un buon articolo di giornale era necessario utilizzare le 5 W per offrire al lettore una panoramica generale della notizia già leggendo le prime righe del pezzo. Ma ha ancora senso oggi utilizzare questa regola per i testi che vengono visualizzati sul web?

Cosa sono le 5 W

La regola delle 5 W consiste nel redigere un testo rispondendo a 5 semplici domande in modo da permettere al lettore di conoscere subito tutti gli aspetti rilevanti della notizia. Si tratta di una sorta di promemoria, in modo che il giornalista che scrive l’articolo (o l’addetto stampa che scrive il comunicato) possa inserire tutti gli elementi chiave già nell’attacco (o lead). Quali sono i vantaggi? Quello principale sta nel fatto che se la comunicazione viene interrotta – perchè ad esempio cade la linea o perchè non si è molto interessati all’argomento – il lettore sarà venuto comunque a conoscenza degli elementi principali della notizia.

Ma quali sono le domande della tradizione anglosassone? Vediamole insieme.

Le 5 W in inglese e in italiano

Ecco le famose 5 domande, riportate in lingua inglese con il corrispondente italiano:

  • Who? (Chi?)
  • What? (Cosa?)
  • Where? (Dove?)
  • When? (Quando?)
  • Why? (Perché?)

Non importa l’ordine, ma la notizia diventa esaustiva se sono presente tutte (o quasi) le risposte. Facciamo un esempio.

Domani mattina, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parteciperà all’inaugurazione del nuovo centro di accoglienza per migranti del quartiere Garbatella di Roma. La nuova sede permetterà di accogliere decine di richiedenti asilo in più.

Il click baiting e la regola delle 5 W

Se i telegiornali hanno adottato la regola delle 5 W del giornalismo tradizionale, qualcosa è cambiato, invece, con il web. È vero che questa tecnica continua ad essere utilizzata anche per le notizie digitali, perchè permette di informare sui fatti in maniera rapida e concisa, un timing complementare ai tempi dell’informazione online. Ma internet, come sappiamo tutti, è fatto anche di ipertesti, cioè di testi “aperti” che permettono di essere collegati tramite dei link (o collegamenti ipertestuali). Oltre alla funzione informativa di un articolo, infatti, oggi esiste anche un’altra funzione che il testo è tenuto a ricoprire, molto più che in passato, ovvero quella di invogliare a proseguire nella lettura. Spesso, infatti, ci si limita a leggere il titolo di una notizia digitale e giusto qualche riga di sommario (il cosiddetto snippet), evitando di cliccare per aprire l’intero articolo. Per questo accade, talvolta, che qualche risposta venga omessa di proposito, per essere “svelata” all’interno o alla fine dell’articolo. Facciamo, anche in questo caso, un esempio:

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L’effetto Wow

Così come nel marketing, anche nel comunicare una notizia è importante adottare qualche stratagemma per attirare l’attenzione del lettore. Una sesta W allora potrebbe essere proprio la parola wow, per ricordarsi che oggi bisogna fare breccia nell’overload informativo a cui quotidianamente siamo sottoposti (a questo proposito ti consiglio di leggere “La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone” di Seth Godin).