martedì , 17 ottobre 2017
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Giornalismo, SEO e sinonimi

Che differenza c’è nell’usare una parola anziché un suo sinonimo quando si scrive un contenuto destinato alla pubblicazione su internet? È ancora auspicabile evitare le ripetizioni, come insegna la tradizione giornalistica? Qualche giorno fa ragionavo sulla competitività tra le varie testate giornalistiche online e su come la SEO stia cambiando il modo di scrivere dei giornalisti. Tralasciando fattori come l’autorevolezza, le affinità ideologiche, il numero di consivisioni, ecc. perché un utente finisce per leggere una notizia su un sito anziché su un altro? Probabilmente perché alcuni siti riescono a rispondere meglio alle modalità con cui gli utenti cercano qualcosa. Se, ad esempio, si verifica una scossa di terremoto, quali saranno le parole chiave che gli utenti cercheranno sui motori di ricerca? Sisma? Terremoto? Scossa? Movimento tellurico?

Mettersi nei panni delle persone

Giornalismo, SEO e sinonimiSe vuoi intercettare un pubblico il più ampio possibile, devi metterti nei panni delle persone per capire il modo in cui queste identificano e interpretano la realtà. Basta, ad esempio, visualizzare il volume delle ricerche di alcune parole, per rendersi conto di come le persone ricerchino determinati argomenti con alcune parole chiave e non con altre. Esistono, infatti, delle parole che potrebbero essere tranquillamente considerate dei sinonimi ma mentre alcune vengono utilizzate come chiavi di ricerca, altre non vengono quasi mai digitate nel form di compilazione di Google: morto, ad esempio, è un termine molto più immediato di caro estinto, terremoto ha un volume di ricerca molto più alto rispetto a sisma, smartphone oggi è molto più cliccato rispetto a telefonino (qualche anno fa era invece il contrario).

SEO e giornalismo: sì alle ripetizioni

Si tratta di una novità rispetto al giornalismo tradizionale, che promuoveva l’uso di sinonimi e perifrasi per evitare le ripetizioni. Scrivere caro estinto o defunto anziché morto può essere indubbiamente ammesso nel corpo o nella parte finale di un articolo per il web, ma non deve essere utilizzato nel titolo, nell’url, nel sommario/snippet o nell’attacco. Oggi, infatti, gli articoli che vengono raggiunti tramite un percorso che parte dalle home page di un sito sono una minima parte, mentre la maggior parte proviene dai social e dai motori di ricerca. Inoltre, gli articoli non nascono e muoiono nell’arco delle 24 ore, come accadeva con i quotidiani cartacei, ma vengono indicizzati in rete per essere sempre disponibili. Occorre, quindi, cercare di ottimizzare anche la scrittura giornalistica lato SEO, in modo che gli articoli siano più facilmente compresi dalle persone, cercati e soprattutto trovati.

Chi è Fabio Brocceri

Ciao! Sono un Professionista della Comunicazione Digitale: Addetto stampa (nella Pubblica Amministrazione), Giornalista, Copywriter, esperto SEO, Social Media Manager, Architetto dell'Informazione e Blogger. Se vuoi, puoi seguire la pagina del blog su Facebook oppure seguirmi su Twitter!

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