Classe 1974, giornalista professionista, autore di numerosi saggi sulla comunicazione e innovatore nella Pa. Gennaro Pesante lavora come addetto stampa ed è responsabile del palinsesto del canale satellitare della Camera dei Deputati. Grazie al suo lavoro e a quello dei suoi colleghi e dei vari collaboratori della struttura stampa e comunicazione della Camera, oggi possiamo entrare con il telecomando o con un semplice click a Montecitorio e seguire in tempo reale il lavoro dei nostri deputati. Ma facciamoci spiegare meglio da lui come funziona questa macchina comunicativa.

Gennaro, da anni ti occupi del palinsesto del canale satellitare della Camera dei Deputati. Ma come si svolge, nello specifico, il tuo lavoro?

Nella struttura nella quale lavoro in realtà seguiamo tantissimi filoni, ogni giorno, per tutto l’anno! La televisione è solo uno di quelli. Per quanto riguarda il canale satellitare, in questa fase, mi occupo nello specifico di imbastire il palinsesto che va in onda soprattutto nei periodi di pausa dei lavori parlamentari, compresi i fine settimana. Abbiamo un archivio significativo, costruito pezzo per pezzo nell’arco temporale della mia permanenza a Montecitorio, che volta per volta utilizziamo per arricchire la nostra programmazione.

Ogni giorno trasmettete diverse dirette relative ai lavori delle commissioni, alle sedute d’aula, ecc. Quante persone lavorano per garantire il funzionamento di questa macchina? Con quali professionalità?

Molte meno di quanto si possa immaginare. Accanto al nostro ufficio c’è il reparto Servizi Radiotelevisivi, che è il braccio “armato” della struttura, con il Master Control da dove avviene infine la messa in onda. I numeri sono molto relativi, perché ogni giorno le esigenze sono diverse. Oggi magari sono operative 10 commissioni più l’Aula, domani avremo altri numeri. Per cui il numero delle persone impiegate cambia molto spesso. Ma nessuna delle forze impiegate nel canale TV e nella web TV fa solo quello! L’ufficio stampa, come tutti i servizi della Camera, incrociano numerose attività nel corso della giornata, per cui è richiesta una certa dose di duttilità. Oltre che di competenza.

Qual è la prima cosa che fa Gennaro Pesante appena arriva in ufficio e l’ultima prima di andare via?

Quando arrivo a Palazzo come prima cosa passo al Master Control, la nostra sala regia. È un ambiente che adoro. Lì, a parte gli amici – persone con cui ho maturato nel tempo un saldo rapporto oltre che di collaborazione anche di grande amicizia – ho subito il polso della situazione. In quella sala passa tutto quello che va in onda – o che stiamo registrando – relativo agli eventi parlamentari. Invece, prima di andar via metto in ordine la mia stanza… può sembra banale, ma detesto lasciare il mio spazio in disordine!

Quali sono gli strumenti principali che utilizzate quotidianamente nel vostro lavoro?

Per la parte giornalistica nulla di particolare, se non i classici programmi di scrittura. Web TV e sito internet hanno ovviamente un content nel quale si entra per alimentare i contenuti. Per il fronte televisivo la cosa diventa più complessa, ma io non sono un tecnico, quindi mi limito a osservare il lavoro che svolgono i nostri collaboratori. In realtà qualche rudimento tecnico, nel tempo, l’ho acquisito, ma solo per essere almeno in grado di capire che cosa avviene. E a volte anche per sapere cosa fare, se non altro in linea teorica!

L’atteggiamento dei vertici dell’Amministrazione rispetto alla comunicazione è cambiato o c’è ancora quell’aria di diffidenza che tende a classificare noi comunicatori come “venditori di fumo”?

In realtà l’Amministrazione Camera dei Deputati è sempre stata molto avanti sulla comunicazione. Nel 2008, quando sono arrivato a Montecitorio, esisteva già il canale YouTube. Il canale satellitare  è nato addirittura ancora prima. Inoltre, il sito web, per quanto forse ancora troppo complesso per un utente medio, ha sempre avuto uno spazio destinato alla comunicazione esterna. C’è stato un tempo in cui era proprio la politica a rincorrere noi ‘tecnici’ su questo fronte, altroché!

Dove è possibile seguire la tv della Camera?

Il canale satellitare è libero, dunque rintracciabile gratuitamente con qualunque decoder. Si trova anche al canale 524 di Sky, al canale 90 di Tivusat e ovviamente online all’indirizzo webtv.camera.it e sul nostro canale YouTube.

Qual è il pubblico che segue le dirette?

Si tratta di un pubblico vario. In genere addetti ai lavori, ma sempre più spesso comuni cittadini curiosi di conoscere l’attività del Parlamento.

C’è ancora spazio nella tv generalista per dei contenuti così di nicchia?

Io ho una posizione particolare sulla TV “generalista”, che però va in controtendenza col pensiero comune che circola in Italia in materia. Oggi c’è spazio davvero per tutti, a patto che questi spazi vengano riempiti con contenuti mirati e di qualità. Il tema dei “contenuti di nicchia” è anacronistico. Oggi la televisione va sempre più verso la tematizzazione dei contenuti. E quello politico/istituzionale può essere uno dei nuovi temi. Oltre mezzo mondo l’ha già capito. Noi siamo fanalino di coda, come spesso accade.

A proposito, qual è lo share medio delle dirette della Camera?

Uno share medio non è quantificabile, perché trasmettiamo a singhiozzo e negli orari più diversi. Il dato di riferimento può essere il question time che va in onda su Raitre ogni mercoledì, che in genere si attesta intorno al 4%. In caso di dirette su eventi particolari, però, il Parlamento può fare ascolti anche più alti. Ovviamente dipende anche dall’attualità. Durante il dibattito sulla Brexit, per esempio, BBC Parliament superava sistematicamente gli ascolti di Mtv! Qualcosa di analogo è accaduto da noi durante l’ultima crisi di governo.

In un’epoca dove i messaggi viaggiano a ritmi incalzanti, non risulta un po’ noioso assistere ad una diretta intera? Avete mai pensato di dare vita ad una vera e propria media company, utilizzando un linguaggio, uno stile e dei format nuovi e più accessibili al grande pubblico?

Lo abbiamo sperimentato in passato. Certo, sarebbe bello e interessante seguire quel percorso. All’estero lo fanno da anni. Però servono risorse importanti. Al momento non è in programma, speriamo lo diventi, prima o poi.

Fino a qualche anno fa le web TV non esistevano e noi professionisti della comunicazione abbiamo dovuto imparare sul campo ad utilizzare nuovi strumenti. Quali saranno, secondo te, le novità che dovremo affrontare nel nostro lavoro nei prossimi 5 anni?

A mio parere, nulla che non esista già. Dal punto di vista dei “mezzi” siamo abbastanza saturi. Anzi, per anni abbiamo rincorso tutti una certa semplificazione, che poi è diventato impoverimento dei modi e delle strutture che servono per fare sia comunicazione che informazione, attenendoci allo slogan “tutto gratis, o quasi”. Ecco, sarebbe ora di finirla e tornare a giocare da professionisti.

Per finire, quale consiglio ti senti di dare a un giovane studente di scienze della comunicazione che vuole lavorare nel campo della comunicazione istituzionale?

Studiare. Molto. Soprattutto la storia. Sembra incredibile, ma nel mio lavoro lo studio che sto rivalutando di più è la storia. Ovviamente tutta, anche quella più recente. Guardare solo avanti, o peggio ancora guardare solo a un palmo dal proprio naso, è molto pericoloso. Poi suggerisco di avvicinarsi alle istituzioni guardando poca informazione ‘ufficiale’. Meglio cinema e serie tv sul tema. E poi venire da noi a trovarci. Entrare fisicamente nei palazzi. Il sentito dire, l’informazione faziosa e le chiacchiere da bar non sono un buon viatico.

Ringrazio Gennaro Pesante per la sua disponibilità. Se avete delle domande, scrivetele nei commenti!