Condividi una Coca Cola

Forse non siamo pronti a dire addio al vecchio logo della Coca-cola, ma di sicuro apprezzeremo una bottiglia con… il nostro nome! È partito infatti questo mese, in occasione del suo 127° anniversario dalla nascita, il progetto “condividi una Coca Cola”: nei prossimi giorni al posto del celebre logo troveremo, infatti, i 150 nomi propri più diffusi in Italia e alcuni nomi generici (mamma, il genio,il prof, ecc.) e modi di dire.

Il concetto su cui Coca-Cola vuole puntare in questo nuovo progetto di comunicazione integrata è chiaramente quello della condivisione. In un mondo ormai colonizzato dai social network anche la Coca-Cola diventa ‘social’, per cui è possibile condividerla con gli amici. La condivisione però è, in questo caso, sia virtuale (dal 15 maggio sarà possibile condividerne una su www.condividiunacocacola.com) ma soprattutto reale: è necessaria la compresenza fisica per condividere veramente la bevanda. Se, dunque, da un lato si punta ad un target giovanile, abituato a condividere in rete un po’ tutto, dall’altro lato si strizza l’occhio ad un target più adulto, che pensa al ritorno della condivisione fisica, come accadeva un tempo.
A questa declinazione del target verso i più giovani (non a caso nell’ultimo spot della Coca-Cola c’è un giovane che ci viene presentato come il presidente della società) si aggancia una rinnovata attenzione verso gli aspetti nutrizionali: Coca-Cola, infatti, mostrerà sulle etichette l’importo calorico delle bevande e si impegnerà in una comunicazione più responsabile per far fronte alle critiche di chi sostiene che le bevande zuccherate siano corresponsabili dell’obesità, anche se la comunicazione, in questo caso, potrebbe risultare equivoca (un po’ come il controsenso degli ultimi spot sui gratta&vinci: da un lato si pubblicizzano per invogliare al gioco, dall’altro si consiglia di “giocare senza esagerare”).

La personalizzazione è il secondo concetto chiave di questa campagna. Il consumatore passa dall’essere semplice fruitore del prodotto all’essere un attore direttamente coinvolto con il prodotto. Si crea, in questo modo, una fusione tra una parte di noi (il nostro nome) e l’oggetto del desiderio (la Coca-Cola), in un connubio a quanto pare vincente (in Australia le vendite sono aumentate dell’ 11%). Il nostro nome, qualcosa di molto personale che ci identifica e con cui ci identifichiamo attraverso una serie di rimandi al nostro modo di essere ed apparire, viene associato ad una bevanda che nel tempo ha saputo caricarsi di una valorizzazione utopica, divenendo la bevanda per eccellenza. E cosa c’è di meglio dell’associazione della nostra persona con un prodotto così magico?

Prima puntata di Carosello reloaded

Ieri sera è andata in onda su Raiuno la prima puntata di Carosello Reloaded, riproposizione dello storico programma pubblicitario trasmesso dal 1957 al 1977.

La prima cosa che ho notato è stata una forte eterogeneità nei contenuti: da un lato il ritorno di Jo Condor e del gigante (Ferrero), immediatamente precedente all’attuale spot di Nutella, dall’altro il riadattamento di cose già viste (vedi la storia del proprietario del supermercato che si sveglia nel cuore della notte).  Solo Eni, forse, riesce ad incarnare lo ‘stile Carosello’, proponendo una storia inedita e romanzata.

Tra le differenze evidenti tra il vecchio e il nuovo Carosello c’è anche la durata degli spot e la scomparsa della rigida separazione tra la prima parte (in cui non si poteva citare il brand reclamizzato) e la seconda (il brand di Wind è praticamente visibile ovunque, fisso in un angolo dello schermo, nel fuoristrada, sulla divisa dell’antennista, nel negozio, nel call center, sulla giacca dell’antennista). Assenti ingiustificati anche creatività, originalità e novità, ma aspettiamo le prossime puntate.

Quello che abbiamo visto, a mio parere, non è la mera riproposizione del Carosello tout court, ma un nuovo contenitore per la pubblicità di sempre, quella che vediamo quotidianamente e che, ormai da tempo, ha inglobato alcune caratteristiche dei vecchi spot di Carosello, come la narratività.
Con l’introduzione degli spazi pubblicitari, infatti, Carosello non ha più la dimensione dell’evento: la successiva frammentazione e moltiplicazione dei break pubblicitari ha fatto perdere al programma il carattere di esclusività.

Più che un’operazione di ‘reloaded’ sembra un’operazione nostalgia, magari buona per il target di Raiuno, ma non in grado di fare breccia sul pubblico più giovane, i cosiddetti nativi digitali, di cui ancora ricordo le facce perplesse, durante una lezione di comunicazione di massa, quando scoprivano che fino a qualche decennio fa, in tv, la pubblicità era (solo) Carosello.

 

Scrivere per il web: cos’è il SEO copywriting

Cosa sono le tecniche di scrittura SEO? Probabilmente non ve ne sarete accorti, ma in queste poche righe ne sono state utilizzate almeno un paio. Una volta per scrivere un buon articolo ti insegnavano la famosa regola delle 5 W: dalle prime righe si doveva capire tutto o quasi, cercando di rispondere alle domande who? what? when? where? why? ed eventualmente how?.

SEO copywritingQuando scriviamo un articolo per il web, invece, non basta una semplice trasposizione di regole dal cartaceo allo schermo. Questo perché gran parte dei nostri lettori arrivano sul nostro sito attraverso i motori di ricerca, e i motori di ricerca indicizzano i contenuti seguendo delle regole ben precise (ma sempre in continuo aggiornamento). Per esempio, tra le prime cose che Google “vede” quando scansiona questo sito c’è il titolo di questo post: non a caso ho inserito due parole chiave (‘scrivere per il web’ e ‘SEO copywriting’) che riassumono il contenuto del post. Seconda cosa, ho usato il grassetto e iniziato a scrivere mettendo in risalto altre parole chiave (‘tecniche di scrittura SEO’). Ho inserito anche un link di approfondimento sulla regola delle 5 W, un alt text sull’immagine e dei tag. Ovviamente ci sono altre tecniche che non ho usato e che favoriscono un buon posizionamento nei motori di ricerca, come ad esempio la suddivisione in paragrafi, con i titoli che utilizzano i tag H1, H2, H3,  l’inserimento di link interni, l’utilizzo di elenchi puntati, e così via.

Ecco perché scrivere contenuti per il web richiede competenze diverse rispetto a quelle già possedute dal giornalista che semplicemente passa dalla carta stampata alla rete. È come se i destinatari fossero diventati improvvisamente due: scriviamo per gli umani che leggono e comprendono i significati, ma anche per i robot che analizzano e indicizzano le pagine del nostro sito/blog!

Qui trovate un’infografica con alcuni consigli per il SEO copywriting.

Il discorso di insediamento di Napolitano alle Camere

Napolitano Fatto Quotidiano

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Annunci su misura: su Twitter arriva Keyword targeting

TwitterLa nuova frontiera del marketing è la pubblicità su misura. Lo sanno bene Facebook e Twitter che stanno iniziando a muoversi all’inseguimento di Google. Twitter, per esempio, ha presentato in questi giorni uno strumento chiamato Keyword targeting, che scansiona i tweet che gli utenti scrivono (o leggono) in modo che gli inserzionisti possano raggiungere il proprio target specifico più facilmente. Nessun cambiamento sconvolgerà comunque i ‘cinguettatori’, che però potranno non entusiasmarsi troppo nel leggere i tweet sponsorizzati che trattano argomenti di cui magari si era scritto poco tempo prima: la sensazione di essere ‘spiati’ non è mai una sensazione piacevole.
In mente mi risuona solo una frase, di cui non ricordo l’autore: “se qualcosa è gratis allora il prodotto sei tu”.